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Ma il cane si fermò. E subito tutta la stanchezza scomparve, ed egli andò spedito attraverso il terreno melmoso verso il cane.Di sotto alle sue gambe volò fuori una beccaccia, egli sparò e la colpì; il cane continuava a star fermo."Pille!". Di sotto al cane se ne sollevò un'altra.Levin tirò. Ma la giornata era cattiva; fece padella e, quando andò a cercare l'uccello ucciso, non riuscì a trovarlo.Si trascinò per tutta la càrice, ma Laska non credeva ch'egli avesse colpito, e quando egli la mandava a cercare, fingeva di cercare e non cercava.

Li vide da lontano con i suoi occhi presbiti, li vide poi da vicino, quando si incontrarono fra le coppie, e più li vedeva più si convinceva che la rovina sua era compiuta.Vedeva che essi si sentivano soli in quella sala piena di gente.E sul viso di Vronskij, sempre così deciso e libero, vedeva quell'espressione di smarrimento e di sottomissione che l'aveva stupita; l'espressione di un cane intelligente che si senta colpevole. Anna rideva e il riso si trasmetteva a lui.Anna diveniva pensosa, ed egli si faceva serio.

Dunque avanti: si mette la lanterna davanti al viso, per vedere, senza esser veduto, spalanca l'uscio, vede un letto; addosso: il letto è fatto e spianato, con la rimboccatura arrovesciata, e composta sul capezzale.Si stringe nelle spalle, si volta alla compagnia, accenna loro che va a vedere nell'altra stanza, e che gli vengan dietro pian piano; entra, fa le stesse cerimonie, trova la stessa cosa.- Che diavolo è questo? - dice allora: - che qualche cane traditore abbia fatto la spia? - Si metton tutti, con men cautela, a guardare, a tastare per ogni canto, buttan sottosopra la casa.Mentre costoro sono in tali faccende, i due che fan la guardia all'uscio di strada, sentono un calpestìo di passini frettolosi, che s'avvicinano in fretta; s'immaginano che, chiunque sia, passerà diritto; stan quieti, e, a buon conto, si mettono all'erta.In fatti, il calpestìo si ferma appunto all'uscio.

"Ah, già, il marito!". Solo in quel momento Vronskij capì per la prima volta con chiarezza che il marito era una persona legata a lei.Sapeva ch'ella aveva un marito, ma non credeva alla sua esistenza, e ci credette in pieno solo quando lo vide, con quella sua testa, con quelle sue spalle, con le gambe nei pantaloni neri; specialmente quando vide con quale senso di proprietà egli prendeva tranquillamente il braccio di lei. Nel vedere Aleksej Aleksandrovic, col viso rasato di fresco alla pietroburghese e col suo aspetto rigidamente sicuro di sé, col cappello a falde larghe, la schiena un po' curva, ci credette, e provò una sensazione sgradevole, simile a quella di un uomo che, tormentato dalla sete, e pervenuto a una fonte vi trovi un cane, una pecora o un maiale che, bevendo, ne abbia intorbidita l'acqua.L'andatura di Aleksej Aleksandrovic, che dimenava tutto il bacino movendo le gambe ad angolo ottuso, dava fastidio in modo particolare a Vronskij.Riconosceva solo a se stesso l'indubitabile diritto di amare lei.

E per la prima volta rivolse quella luce chiara, in cui vedeva tutto, verso i propri rapporti con lui, ai quali prima aveva evitato di pensare."Che cercava egli in me? Non tanto l'amore quanto la soddisfazione della vanità".Ricordò le parole di lui, l'espressione del viso, che somigliava a un docile cane da caccia, nei primi tempi del loro legame.E tutto adesso lo confermava. "Sì, in lui c'era il trionfo del successo, della vanità.S'intende, c'era anche l'amore, ma la parte maggiore era l'orgoglio del successo.

Il chiasso era grande. Un garzone girava innanzi e indietro, in fretta e in furia, al servizio di quella tavola insieme e tavoliere: l'oste era a sedere sur una piccola panca, sotto la cappa del cammino, occupato, in apparenza, in certe figure che faceva e disfaceva nella cenere, con le molle; ma in realtà intento a tutto ciò che accadeva intorno a lui.S'alzò, al rumore del saliscendi; e andò incontro ai soprarrivati.Vista ch'ebbe la guida, " maledetto! " disse tra sé: " che tu m'abbia a venir sempre tra' piedi, quando meno ti vorrei! " Data poi un'occhiata in fretta a Renzo, disse, ancora tra sé: " non ti conosco; ma venendo con un tal cacciatore, o cane o lepre sarai: quando avrai detto due parole, ti conoscerò ".Però, di queste riflessioni nulla trasparve sulla faccia dell'oste, la quale stava immobile come un ritratto: una faccia pienotta e lucente, con una barbetta folta, rossiccia, e due occhietti chiari e fissi. - Cosa comandan questi signori? - disse ad alta voce.

- Ah! - gridò Renzo: - ora è il poeta che ha parlato.Dunque intendete anche voi altri le mie ragioni.Rispondi dunque, oste: e Ferrer, che è il meglio di tutti, è mai venuto qui a fare un brindisi, e a spendere un becco d'un quattrino? E quel cane assassino di don...? Sto zitto, perché sono in cervello anche troppo.Ferrer e il padre Crrr... so io, son due galantuomini; ma ce n'è pochi de' galantuomini.I vecchi peggio de' giovani; e i giovani... peggio ancora de' vecchi.

Ho bisogno di parlarvi! ho bisogno di sentirvi, di vedervi! ho bisogno di voi! Federigo gli prese la mano, gliela strinse, e disse: - favorirete dunque di restare a desinare con noi.V'aspetto. Intanto, io vo a pregare, e a render grazie col popolo; e voi a cogliere i primi frutti della misericordia. Don Abbondio, a quelle dimostrazioni, stava come un ragazzo pauroso, che veda uno accarezzar con sicurezza un suo cagnaccio grosso, rabbuffato, con gli occhi rossi, con un nomaccio famoso per morsi e per ispaventi, e senta dire al padrone che il suo cane è un buon bestione, quieto, quieto: guarda il padrone, e non contraddice né approva; guarda il cane, e non ardisce accostarglisi, per timore che il buon bestione non gli mostri i denti, fosse anche per fargli le feste; non ardisce allontanarsi, per non farsi scorgere; e dice in cuor suo: oh se fossi a casa mia! Al cardinale, che s'era mosso per uscire, tenendo sempre per la mano e conducendo seco l'innominato, diede di nuovo nell'occhio il pover'uomo, che rimaneva indietro, mortificato, malcontento, facendo il muso senza volerlo.E pensando che forse quel dispiacere gli potesse anche venire dal parergli d'esser trascurato, e come lasciato in un canto, tanto più in paragone d'un facinoroso così ben accolto, così accarezzato, se gli voltò nel passare, si fermò un momento, e con un sorriso amorevole, gli disse: - signor curato, voi siete sempre con me nella casa del nostro buon Padre; ma questo... questo perierat, et inventus est. - Oh quanto me ne rallegro! - disse don Abbondio, facendo una gran riverenza a tutt'e due in comune.

Vide in terra un po' di paglia; e pensò che, anche lì, una dormitina sarebbe ben saporita. Prima però di sdraiarsi su quel letto che la Provvidenza gli aveva preparato, vi s'inginocchiò, a ringraziarla di quel benefizio, e di tutta l'assistenza che aveva avuta da essa, in quella terribile giornata.Disse poi le sue solite divozioni; e per di più, chiese perdono a Domeneddio di non averle dette la sera avanti; anzi, per dir le sue parole, d'essere andato a dormire come un cane, e peggio." E per questo, - soggiunse poi tra sé; appoggiando le mani sulla paglia, e d'inginocchioni mettendosi a giacere: - per questo, m'è toccata, la mattina, quella bella svegliata ".Raccolse poi tutta la paglia che rimaneva all'intorno, e se l'accomodò addosso, facendosene, alla meglio, una specie di coperta, per temperare il freddo, che anche là dentro si faceva sentir molto bene; e vi si rannicchiò sotto, con l'intenzione di dormire un bel sonno, parendogli d'averlo comprato anche più caro del dovere.

Le donne abbassarono il capo; ma nell'animo di Renzo, l'ira prevalse all'abbattimento.Quell'annunzio lo trovava già amareggiato da tante sorprese dolorose, da tanti tentativi andati a vòto, da tante speranze deluse, e, per di più, esacerbato, in quel momento, dalle ripulse di Lucia. - Vorrei sapere, - gridò, digrignando i denti, e alzando la voce, quanto non aveva mai fatto prima d'allora, alla presenza del padre Cristoforo; - vorrei sapere che ragioni ha dette quel cane, per sostenere... per sostenere che la mia sposa non dev'essere la mia sposa. - Povero Renzo! - rispose il frate, con una voce grave e pietosa, e con uno sguardo che comandava amorevolmente la pacatezza : - se il potente che vuol commettere l'ingiustizia fosse sempre obbligato a dir le sue ragioni, le cose non anderebbero come vanno. - Ha detto dunque quel cane, che non vuole, perché non vuole? Non ha detto nemmen questo, povero Renzo! Sarebbe ancora un vantaggio se, per commetter l'iniquità, dovessero confessarla apertamente.











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